07 febbraio – La grappa è finita

Sono stanco.
Stanco degli insulti, delle cose dette e subito dimenticate,
stanco della gente cattiva, incivile, razzista, vigliacca.
Sono stanco delle tante promesse, degli slogan, delle frasi ripetute,
dei tanti problemi che però devono risolvere gli altri.
Sono stanco e deluso: deluso dalla politica,
dai nuovi leader che puzzano subito di vecchio.
Deluso delle battute di Grillo, del ghigno di Salvini,
delle parole vuote della sinistra.
La speranza piano piano svanisce ed entra in silenzio la rassegnazione.
Brutta parola la rassegnazione; forse è ancor peggio dell’abitudine, direbbe il buon Gaber.
La rassegnazione porta con se la consapevole della sconfitta.
Mi guardo intorno e cerco tra i ragazzi qualche briciola di entusiasmo.
E’ li, è presente! Contagiatemi, vi prego!

La grappa è finita. L’Italia è finita.
Forse no, nel bicchiere ne è rimasta ancora un goccio.
Buonanotte.

31 dicembre – 2016 bilancio di fine anno

Come sempre accade a fine anno in televisione ed in rete stanno passando varie sintesi degli eventi che hanno caratterizzato il 2016 ed il bilancio è molto spesso negativo.
Terrorismo, guerra, uccisioni. Qualche breve sollievo con le olimpiadi e dopo ancora morti e tragedie.
Molti ricorderanno il 2016 per la brexit, altri per il nostro referendum, forse i più per le elezioni americane ed il risultato inaspettato.
Quello che lascerà una traccia più profonda nei nostri ricordi (sempre più volatili) sono però le troppe persone morte nelle guerre, negli attacchi terroristici, nei tanti viaggi alla ricerca di una speranza troppo spesso delusa.
Tutti questi eventi sono un segnale evidente che il mondo sta cambiando e il cambiamento avviene probabilmente molto più in fretta di quanto politici, sociologi ed economisti avevano previsto.
Molte persone sono stordite; è una caratteristica della natura umana essere spaventati dal cambiamento specialmente se fatichiamo a comprendere e correlare gli eventi.
Ma c’è una correlazione? Forse no.
Io ho cercato di dare una chiave di lettura generale e penso che siano tutti segnali di un limite ormai insopportabile degli squilibri sociali ed economici del pianeta.
La risposta della gente è stata chiara, forse non sempre coerente ma chiara.
Occorre un cambiamento dei governi; un passo avanti verso un maggiore equilibrio e coesione internazionale o un passo indietro verso nazionalismi e tutele.
Io credo di sapere quale sia la strada giusta ma non mi permetto di giudicare.
Prenderò la parola al momento del voto come si usa fare negli stati democratici.
L’importante però è non attendere.
La peggior strategia è restare immobili, tergiversare, ondeggiare.
Oggi non posso dire con certezza che lascerò ai miei figli un mondo migliore ma ho ancora voglia di provarci e probabilmente anch’io devo cambiare qualcosa. In fretta.
Buon cambiamento.
Buon 2017.

27 gennaio – Punti di vista

 

Oggi ho faticato molto a trovarne uno sospeso.
E’ una tipologia di semaforo ormai estinta ma che negli anni ’70 si poteva trovare in molti punti di Bologna.
Quando ero piccolo anche l’incrocio tra Via San Donato e Via Andreini era sormontato da questo strano tipo di controllore elettronico che regolava sia la viabilità del traffico che quella dei pedoni in modo semplice, univoco.
A ben pensarci però quest’ultimo termine è forse un po’ azzardato.
Spesso da bambino accompagnavo la nonna a fare la spesa alla vicina cooperativa e mi ricordo ancora, attraversando mano nella mano l’incrocio, la sua raccomandazione “passa solo quando il semaforo è rosso”.
Nonna Iole, come quasi tutte le signore della sua generazione, non aveva la patente di guida e sicuramente non conosceva il codice della strada, proprio per questo la sua affermazione mi sembra ancor oggi più che giustificata; Quando è rosso le macchine si fermano ed è solo allora che tu puoi passare a piedi in sicurezza.
Nel corso della vita non è il solo esempio che mi ha fatto capire un diverso punto di vista ma sicuramente è quello che ricordo con più piacere.

 

31 dicembre – Sta per finire un altro anno

A fine dicembre è mia abitudine fare un breve bilancio del passato.
Come (quasi) cinquantenne posso ritenermi  fortunato, i fondamentali reggono bene: famiglia, lavoro, amici.
Nonostante tutto però non sono soddisfatto pensando al lento degrado del nostro Paese e alle speranze che si assottigliano sempre di più per il nostro futuro e soprattutto per quello dei nostri ragazzi.
Luoghi comuni? Forse.
O forse è semplicemente la lucida constatazione del fallimento di una generazione, la nostra, che ha fatto prevalere l’egoismo all’altruismo, il personale al sociale.
A volte mi ripeto “così va il mondo, non puoi farci niente”, ma è solo un alibi. Potevamo far di più, ne sono  certo. E se molliamo ora sarà ancora peggio.
Sono stanco di sentir parlare male della politica, del paese, del vicino. Tutti si lamentano ma nessuno vuol dare il buon esempio. Coraggio!
Un pizzico di orgoglio, una goccia di partecipazione, umiltà q.b.
Gli ingredienti sono pochi ma sembra una buona ricetta per il 2014.
Buon anno.

10 ottobre – Non fare di tutta l’erba un fascio

 

Voi uomini siete …
Tutti i ragazzi sono …
Odio questi luoghi comuni.
Che si tratti di popolazione maschile o femminile questo concetto si trasforma inevitabilmente in una  sentenza definitiva.
Quello che detesto in queste frasi non è l’aggettivo, più o meno delicato, che necessariamente sarà posto nella conclusione del discorso ma l’atteggiamento di superiorità assunto dal mio interlocutore, un giudice che si crede sempre al di sopra delle parti.
Siamo in tanti al mondo ed ogni individuo è diverso dall’altro.
Ogni persona è unica e resta tale nonostante le tante omologazioni introdotte dalla società moderna.
Non sottovalutare mai le diversità, i caratteri, i particolari, queste caratteristiche hanno sempre  rappresentato per il genere umano una grande potenzialità e proprio per questo ti chiedo, per favore, non inserire nei tuoi discorsi dei giudizi così banali.
Ma se proprio non riesci a farne a meno, ti consiglio di addolcire l’affermazione con un “mediamente”.
Sembrerai così meno odioso e, se le cose si mettono male, potrai persino fingere che quanto asserisci è frutto di un attento studio, di una ricerca di mercato o di qualche altra scusa che possa almeno salvarti la faccia.

31 agosto – Archivi digitali


Alcuni giorno fa ho risentito delle registrazioni effettuate su una comune audiocassetta di più di quarant’anni  e posso assicurarvi che sono rimasto meravigliato dall’ottima qualità del suono.
Per non parlare poi della qualità delle pellicole 8 mm che, se ben conservate, si presentano ancora con immagini dettagliate e con pochi disturbi.
Scrivo questo per introdurre alcune brevi considerazioni sull’archiviazione dei nostri ricordi.
Oggi con macchine fotografiche digitali, telecamere e computer abbiamo di fronte tantissime offerte di formati ma questa potenzialità è accompagnata da tante incertezze per quanto riguarda la conservazione dei dati.

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30 aprile – Rieducational Channel


“Come in quasi tutti i Paesi europei, anche in Italia l’uso del cellulare a scuola è vietato (Direttiva 15 marzo 2007).

Il divieto di utilizzo del cellulare durante le ore di lezione risponde ad una generale norma di correttezza in quanto il suo uso rappresenta un elemento di distrazione, una grave mancanza di rispetto verso l’insegnante, un’infrazione disciplinare.”

Il testo è tratto da uno dei regolamenti dei tanti Istituti Scolastici italiani.
Senza scomodare l’abusata frase “rispetto per le Istutuzioni” confido ora, visto il generale abbassamento dell’età media degli attuali parlamentari, in possibili flashback emotivi.

31 dicembre – Sta per finire un altro anno

Sta per finire un altro anno.
La frase, nella sua innegabile verità, ha un senso di nostalgia.
Di tempo che passa o, come direbbero altri, d’invecchiamento.
Io però sono un inguaribile ottimista e nonostante le cattive notizie che stanno accompagnando questo inverno come una vecchia coperta di lana sempre più pesante e sempre meno calda, mi ritengo una persona fortunata.
Ripercorrendo il 2012 un ricordo prevale su tutti; il terremoto che ha colpito la nostra Regione.
A Bologna non ci sono stati danni materiali ma la paura e stata comunque tanta. Lo sguardo spaventato di tutta la mia famiglia ed una sensazione di terrore mista ad impotenza non spariranno facilmente dai miei ricordi, ed è giusto che sia così. Non voglio infatti dimenticare.
Perché in quel momento ho forse capito cosa era stata la gioventù dei mei nonni.
Perché in quel momento ho pensato a quello che avevano provato loro durante la guerra; la paura di perdere qualcosa, qualcuno, tutto.
E la guerra è probabilmente peggiore di qualsiasi terremoto perché non lascia solo macerie e dolore ma anche odio e rancore.
La scossa in quel caso non si misura in secondi ma in anni.
Anche per questo che mi ritengo una persona fortunata.
Perché vivo in un Paese che, anche grazie ai nostri nonni, è oggi in pace e, nonostante tutto, garantisce un ragionevole livello di democrazia a tutti i cittadini.
Pertanto, anche a costo di sembrarvi un trainer di Miss Italia, mi auguro che il prossimo anno possa portare un po’ più di pace e di serenità in questo bistrattato mondo.