11 dicembre – Lunga vita al Motor Show

A differenza di molti italiani io non amo lo sport.
Non lo pratico e non lo seguo.
Solo qualche rara eccezione; tra queste il mondo dei motori.
Da motociclista praticante le due ruote sono le mie preferite ma, probabilmente attratto dal fascino insito in ogni particolare meccanico, non disdegno neppure le auto.
Perché vi dico tutto questo? Semplicemente perché quest’anno sono tornato dopo tanti anni al Motor Show di Bologna; da pagante. Preciso da pagante in quanto l’entrata con biglietto omaggio (una volta molto in voga tra i bolognesi per un ovvio “legame di sangue” con la manifestazione felsinea) non è sempre correlata a vera e propria passione.
Se è gratis a volte ci vai anche solo per passatempo, a volte addirittura per noia. Se invece devi sborsare 25 eurini sicuramente qualche interesse ce l’hai.
Io quest’anno ci sono andato e sono rimasto soddisfatto.
Nonostante l’assenza di molti marchi ufficiali (specialmente tedeschi) gli stand erano piuttosto pieni; di motori ed anche di persone. Le cifre ufficiali traguardano i 280.000 visitatori complessivi. Sicuramente una cifra lontana dagli anni  d’oro ma sicuramente accettabile visto lo stop forzato che il Motor Show aveva sostenuto a causa di un travagliato passaggio di gestione e della generale crisi economica.
Anche l’attuale copertura televisiva non ha sicuramente fornito la visibilità di un tempo.
Nonostante tutto ciò credo che l’idea possa ancora funzionare.
Il Motor Show infatti è sempre stata una manifestazione particolare, diversa dagli altri saloni dell’auto e delle moto. La fiera bolognese è nata per lo spettacolo e per il divertimento.
Potevi trovare qualche nuovo modello ma, di solito, non ci andavi per quello.
Ci andavi per le corse nel piazzale, per il tuning, per il car audio (non so se è ancora possibile parlare di questo settore ma devo dirvi che, con grande stupore, ho ritrovato tra gli stand anche un nuovo catalogo !cartaceo! di autoradio e finali Sony: davvero strani questi giapponesi).
Al Motor Show non guardavi solo auto e le ragazze, ci andavi per sentire il rumore degli scarichi, per annusare il profumo dei motori, per accarezzare le carrozzerie luccicanti.
Insomma ti assicuro che attraversando i padiglioni con in mano una piadina con la salsiccia potevi appagare tutti i cinque sensi.
Una Fast & Furious in chiave emiliana che ha divertito per tanti anni diverse generazioni di ragazzi.
E’ difficile oggi fare previsioni a lungo termine, spero comunque che la manifestazione possa ancora funzionare e ridare vita a questa passione.
Lunga vita al Motor Show!
Questo è l’augurio che faccio a tutta l’Organizzazione ed alla mia bella Città.

23 novembre – Scenari MotoEconomici

Non so dirvi se l’andamento del costo della polizza della mia moto è legata a particolari scenari macroeconomici o all’influsso della forte concorrenza nel settore RCA.
Qualunque sia il motivo, quest’anno non è andata male.
Per non passare da folle analista preciso agli eventuali lettori che si tratta solo di un semplice controllo per assicurarmi che il tempo passato a fare confronti ed a richiedere preventivi  non sia del tutto andato sprecato.

07 febbraio – La grappa è finita

Sono stanco.
Stanco degli insulti, delle cose dette e subito dimenticate,
stanco della gente cattiva, incivile, razzista, vigliacca.
Sono stanco delle tante promesse, degli slogan, delle frasi ripetute,
dei tanti problemi che però devono risolvere gli altri.
Sono stanco e deluso: deluso dalla politica,
dai nuovi leader che puzzano subito di vecchio.
Deluso delle battute di Grillo, del ghigno di Salvini,
delle parole vuote della sinistra.
La speranza piano piano svanisce ed entra in silenzio la rassegnazione.
Brutta parola la rassegnazione; forse è ancor peggio dell’abitudine, direbbe il buon Gaber.
La rassegnazione porta con se la consapevole della sconfitta.
Mi guardo intorno e cerco tra i ragazzi qualche briciola di entusiasmo.
E’ li, è presente! Contagiatemi, vi prego!

La grappa è finita. L’Italia è finita.
Forse no, nel bicchiere ne è rimasta ancora un goccio.
Buonanotte.

28 gennaio – Salvini International

salvini nel video di Miby

Finalmente Matteo Salvini è riuscito a conquistare un posto d’onore nel panorama artistico mondiale. L’immagine del leader della Lega Nord è stata inserita nel nuovo video di Moby. Il nuovo brano, tratto dall’album “These Systems Are Failing”, è stato commentato sul canale You Tube dallo stesso cantante: the racist & antiquated far right are encroaching upon democratic freedoms in almost every country in the western world. we need to respond by protesting, supporting progressives, and most important: VOTING (L’estrema destra razzista e antiquata sta togliendo le libertà democratiche in quasi ogni paese del mondo occidentale. Dobbiamo rispondere protestando, supportando i progressisti e, cosa più importante: votanto).
Un piccolo ruolo, in rigoroso stile bianco e nero, anche per vecchio Benito.
(via YouTube)

 

12 gennaio – La radio in guerra


Nei moderni conflitti è probabilmente un’aspetto strategico molto importante: sto parlando della guerra psicologica che normalmente troviamo classificata con la sigla PSYOP (Psycological operation).
E’ una realtà che spesso non compare sui giornali ma che in parte vedremo si ricollega ad uno dei temi trattati nel mio sito: la radio a transistor.
Le prime le campagne di propaganda rivolte al nemico mediante lancio di volantini le troviamo già ai tempi della grande guerra ma solo a partire dal Vietnam… (vai alla pagina)

31 dicembre – 2016 bilancio di fine anno

Come sempre accade a fine anno in televisione ed in rete stanno passando varie sintesi degli eventi che hanno caratterizzato il 2016 ed il bilancio è molto spesso negativo.
Terrorismo, guerra, uccisioni. Qualche breve sollievo con le olimpiadi e dopo ancora morti e tragedie.
Molti ricorderanno il 2016 per la brexit, altri per il nostro referendum, forse i più per le elezioni americane ed il risultato inaspettato.
Quello che lascerà una traccia più profonda nei nostri ricordi (sempre più volatili) sono però le troppe persone morte nelle guerre, negli attacchi terroristici, nei tanti viaggi alla ricerca di una speranza troppo spesso delusa.
Tutti questi eventi sono un segnale evidente che il mondo sta cambiando e il cambiamento avviene probabilmente molto più in fretta di quanto politici, sociologi ed economisti avevano previsto.
Molte persone sono stordite; è una caratteristica della natura umana essere spaventati dal cambiamento specialmente se fatichiamo a comprendere e correlare gli eventi.
Ma c’è una correlazione? Forse no.
Io ho cercato di dare una chiave di lettura generale e penso che siano tutti segnali di un limite ormai insopportabile degli squilibri sociali ed economici del pianeta.
La risposta della gente è stata chiara, forse non sempre coerente ma chiara.
Occorre un cambiamento dei governi; un passo avanti verso un maggiore equilibrio e coesione internazionale o un passo indietro verso nazionalismi e tutele.
Io credo di sapere quale sia la strada giusta ma non mi permetto di giudicare.
Prenderò la parola al momento del voto come si usa fare negli stati democratici.
L’importante però è non attendere.
La peggior strategia è restare immobili, tergiversare, ondeggiare.
Oggi non posso dire con certezza che lascerò ai miei figli un mondo migliore ma ho ancora voglia di provarci e probabilmente anch’io devo cambiare qualcosa. In fretta.
Buon cambiamento.
Buon 2017.