17 marzo – I segreti della radio

I segreti della radio è un libro che credo sia praticamente sconosciuto ai molti appassionati  ma che per me ha rappresentato tanto.
E’ grazie alla sua lettura che mi sono appassionato alle radio ed alla elettronica;  conseguentemente scelsi di iscrivermi ad un istituto tecnico che, indiscutibilmente, ha condizionato la mia vita lavorativa e personale.
All’interno della scuola sono nate le mie amicizie, le mie passioni e forse anche una parte del mio carattere.
Il libro fa parte di una collana già molto diffusa negli anni ’70, gli oscar Mondadori.
Il contenuto, orientato agli aspetti tecnici del radio ascolto, era indirizzato ad un gruppo “specializzato” di lettori che però, credo,  trovarono come me molte utili informazioni.
Oggi l’acquisto del testo usato può aver senso solo per fine collezionistico in quanto molti dei contenuti non trovano più correlazione con l’attuale mondo dell’etere, voglio però ugualmente lasciarvi il piacere di leggere almeno la prefazione scritta da Nerio Neri personaggio molto noto nel mondo della radio e dei radioamatori specialmente per il testo Radiotecnica per Radioamatori che ha accompagnato molte persone negli studi necessari per prendere il cosiddetto patentino.

Uno sparo e un abbraccio costituiscono, in pratica, il certificato di nascita della radio. Ed è uno dei tanti casi in cui leggenda e cronaca sono diventate storia. Lo sparo è il primo rapporto d’ascolto, la prima “QSL”; l’ab-braccio il primo diploma, il primo guidoncino rilasciato. Gli attori-autori di questo atto primo della storia della radio sono il giovane Marconi da un lato, il custode-giardiniere dall’altro; ed è proprio quest’ultimo, magari suo malgrado, il primo “radiocurioso” (o “SWL”, se il termine fosse appropriato alle frequenze usate). Il segnale ascoltato non è certo entusiasmante: tre battute da un rivelatore elettromagnetico (una specie di relé) collegato a un coherer; la distanza coperta non certo un “DX”: poco più di mille metri, anche se con una collinetta frapposta. Le apparecchiature, infine; rivedendole con gli occhi della mente (grossi avvolgimenti, strane batterie, grovigli di fili, tubetti e devia-tori, lastre di lamiera) il contrasto con gli scintillanti apparecchi oggi allineati nelle vetrine è pateticamente stridente. Eppure, fortunatamente, di quello spirito, di quella curiosità, qualcosa rimane ancora, di volta in volta stordito o stimolato dal clangore del progresso e della pubblicità. Dopo l’atto di nascita di cui sopra, dopo i molti eventi entusiasmanti o terribili — che si sono verificati poi (la cronaca dei primi decenni del nostro secolo ne è piena), si è creato e affermato un po’ in tutto il mondo un vasto movimento di interesse nei confronti della radio, realizzato sia come ascolto dei programmi di più disparata provenienza e di più lontana origine, sia come effettuazione diretta (anche se a scopo dilettantistico) di veri e propri collega-menti bilaterali. Il fascino delle voci ignote che arrivano da centinaia o migliaia di chilometri, siano esse di abili presentatori o di radioamatori alle prime armi, si unisce spesso alla soddisfazione di essere in qualche modo intervenuto nella realizzazione dell’impianto radioelettrico e nella sua definizione tecnica. L’ampio e chiaro panorama di dati e di notizie che questo libro tornisce sull’immenso settore delle radiocomunicazioni dimostra quanti e quali siano i modi di avvicinarvisi prima, e di addentrarvisi poi. E questo vale sia a livello del più modesto “radiocurioso”, che fra mille disturbi individua la sigla musicale di una lontana emittente tropicale, sia a livello del radioamatore più sofisticato che sfrutta addirittura le scie meteoriche per collegamenti intercontinentali in onde ultracorte. Ognuna di queste persone troverà qui la sua occasione di sparare il suo colpo di fucile, colpo di fucile che non entrerà nella storia, ma che costituirà senz’altro l’unica logica utilizzazione di questo strumento, nato altrimenti che per dividere popoli e genti. La radio torna così a essere un tramite, modesto ma non certo trascurabile, per il difficile cammino verso una migliore comprensione fra genti troppo spesso divise da muri e barriere.

Nerio Neri (I4NE) Consigliere Nazionale dell’ARI Direttore di “Radio Rivista”

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *