Le radio Sony

 

Io colleziono radio a transistor Sony

Io
Non cercatemi nella foto.
Io mi chiamo Davide Pierantoni e sono nato a Bologna.
Il 1964 fu per la mia città un anno importante. Il Bologna F.C. vinse lo scudetto e, nel mese di dicembre alla “Maternità” di Via D’Azeglio, sono nato io.  In Italia si sa, arrivare primi in un campionato di calcio resta negli annali e pertanto ancor oggi molti cittadini associano il 1964 a quella vittoria. Per quanto mi riguarda invece, non essendo uno sportivo,  preferisco festeggiare la seconda ricorrenza.
Da allora del tempo ne è passato parecchio e la città di Bologna non solo non ha più vinto scudetti, ma ha perso anche parecchie altre sfide. Nonostante ciò resta famosa nel mondo per la gastronomia, per l’Università, per la Ducati e per aver dato i natali ad alcuni personaggi famosi.
Molti  di voi penseranno a Lucio Dalla ma, dato l’argomento, capirete che mi riferivo ad un’altra persona: Guglielmo Marconi.
I suoi primi esperimenti, condotti nei pressi di Bologna, portarono alla scoperta delle onde radio, allo sviluppo dei primi apparati in grado di trasmetterle e di riceverle.
Purtroppo però, come spesso accade, il riconoscimento del suo genio arrivò prima all’estero che in Italia. Come “premio di consolazione” restano ancora a Bologna molti suoi ricordi custoditi nel museo a lui dedicato, in associazioni pubbliche e in collezioni private.
Da ragazzo visitando alcuni di questi luoghi iniziai ad interessarmi alla radio ed a tutte le trasformazioni che questa invenzione aveva portato nella nostra vita. E forse proprio questo è il punto di partenza.

Colleziono
La passione per il collezionismo non è comune a tutte le persone. Ritengo ciò positivo in quanto, in alcuni casi, il collezionismo può trasformarsi in vera e propria mania.
Non preoccupatevi però, non è il mio caso.
Da ragazzo mi sono accostato con interesse a francobolli, adesivi, trenini, modelli militari, coltelli, aquiloni ma sempre e solo come passatempo. Ho approfondito alcuni argomenti, fatto un po’ di ricerche ma poi l’interesse si affievoliva e passava ad altro. Con lo stesso spirito ho affrontato il settore delle radio.
Come è accaduto per altri aspetti del nostro carattere, con il passare degli anni anche il mio modo di collezionare è cambiato. Non so dirvi se in meglio o in peggio; è semplicemente cambiato.
Per quanto riguarda la raccolta delle radio sto cercando infatti di stabilire un metodo e, cosa più importante, sento il desiderio di affiancare alla collezione una mia personale documentazione.
Proprio per questo ho voluto descrivere gli oggetti, spiegarne il loro perché, analizzare pregi e difetti dei vari modelli.
Spero di esserci riuscito. Almeno in parte.  

Radio a transistor
Perché radio? e perché proprio a transistor?
La risposta alla prima domanda è piuttosto semplice.
Sono un perito in telecomunicazioni senza rimpianti. Fui contento di fare un istituto tecnico e, cosa ancor più importante, fui contento del tipo di specializzazione.
Non riesco a ricordare a quale età iniziò la mia passione ma sicuramente la radio ha contribuito a scegliere il mio percorso scolastico e, conseguentemente, parte della mia vita. La seconda domanda richiede più tempo.
Sino ad una decina di anni fa il mercato delle radio d’epoca era orientato prevalentemente agli apparati a valvole che facevano bella mostra nei negozi o nei salotti di casa. Raramente erano esposte le plasticose radio a transistor spesso relegate dall’antiquario nella categoria “vintage” (o modernariato).
Se anch’io fossi un oggetto da collezione non saprei dirvi su quale scaffale mi potreste trovare; come ho già avuto modo di precisare sono nato negli anni sessanta e, al di là delle classificazioni generazionali, per me la radio è stata, e sarà, quella a transistor. Probabilmente è pertanto solo una questione di cuore.
Oggi però riguardando questi piccoli oggetti colorati li trovo dannatamente moderni. E non solo.
Pensandoci bene anche dal punto di vista sociale la radio a transistor ha probabilmente rappresentato la prima tecnologia d’informazione portatile a larga diffusione. Potremmo definirla come il pronipote dell’attuale cellulare. Fattori quali dimensioni, estetica, ergonomia ed affidabilità hanno decretato ieri come oggi il successo di determinati modelli.
Persino dal punto di vista economico il confronto con gli attuali telefonini regge abbastanza bene.
E così, quasi per gioco, ho iniziato ad affiancare ad alcune vecchie radio (a valvole) del nonno le prime radio a transistor. Queste ultime si presentano oggi ormai come una vera e propria collezione strutturata. La strada non era però ancora ben definita. La produzione mondiale di radio a transistor ha generato migliaia di modelli, di marche e di formati.

Sony
Sin dalle prime ricerche condotte sul web ho da subito capito che la Sony ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione della radio a transistor su larga scala.
L’attuale elettronica di consumo richiama subito il pensiero al mondo orientale. Giappone, Cina, Taiwan e Corea detengono oggi il primato mondiale in termini di produzione.
Ma agli albori degli anni 50 la situazione asiatica non era così florida.
In un Giappone che timidamente si affacciava su questo nuovo mercato alcune persone come Masaru Ibuka e Akio Morita compresero le enormi potenzialità del mercato. Grazie a loro nel 1946 fu fondata a Tokio la Sony.
L’investimento iniziale fu di 190.000 yen per creare un’azienda con 20 dipendenti incaricati di riparare apparecchi elettrici e di provare a fabbricare prodotti propri.
Come tutti sappiamo la prova riuscì.
I fondatori della Sony intuirono infatti da subito la tecnologia dirompente racchiusa nel transistor. Non sto parlando di valori assoluti in quanto la qualità del suono e l’affidabilità dei circuiti a valvole erano sicuramente superiori.
Mi riferisco alla tecnologia dell’innovazione.
Miniaturizzazione, portabilità e basso costo erano le qualità fondamentali della scoperta effettuato il 16 dicembre 1947 presso i laboratori americani della Bell Telephone.
Sony interpretò il transistor nel modo migliore non cercando un sostituto del tubo a valvole per il mercato tradizionale ma utilizzando il componente di silicio come  cuore per una nuova tipologia di prodotti. La concorrenza straniera fu così sconfitta attraverso l’innovazione e la creatività interpretando la radio in un modo nuovo, portatile e tascabile.
Fu allora possibile per gli adolescenti fare qualcosa di nuovo; ascoltare rock’n’roll con i loro amici per strada o nei bar.
E anche se il transistor per la musica di qualità non poteva competere con le radio da tavolo a valvole, il contributo dei giovani fu sicuramente significativo per spingere la produzione della nascente industria dalle circa 100.000 unità del 1955 alle 5.000.000 unità prodotte nel 1958. Dall’inizio della produzione sino ai primi anni settanta la casa giapponese commercializzò in tutto il mondo quasi un centinaio di modelli. L’impresa di raccogliere una simile collezione non era sicuramente alla mia portata.
Era pertanto necessario “specializzare” maggiormente la collezione.
La radio a transistor viene di solito classificata anche sulla base della dimensione. Ai modelli più ingombranti, comunemente definiti da comodino, si affiancarono da subito le versioni tascabili.
Le pubblicazioni americane distinguono questi ultimi modelli in “shirt pocket size” e in “coat pocket size” in funzione delle dimensioni delle tasche dei diversi abiti (camicia o cappotto). Personalmente trovo la camicia molto elegante e pertanto l’orientamento della mia collezione dovrebbe esservi ormai chiaro.
Dopo aver frequentato alcuni mercatini di antiquariato della mia città ho da subito abbandonato le speranze di trovare questo genere di oggetti sulle bancarelle.
Il mondo della rete, Ebay in particolare, offriva sicuramente molte più opportunità.
Il problema erano però i prezzi. La richiesta del venditore è quasi sempre coerente, se non addirittura superiore, al reale valore di mercato.
La rete è di fatto una grande vetrina e porta vantaggi per tutti, venditori compresi. L’unica possibilità per contenere la spesa è quella di scendere a qualche compromesso sullo stato di conservazione dell’oggetto. Una radio leggermente danneggiata o non funzionante viene necessariamente offerta ad un prezzo quasi dimezzato.
La mia in fondo è solo una semplice passione. Anzi una delle tante semplici passioni e pertanto deve trovare anche un giusto limite economico. Nelle prossime pagine non vedrete pertanto dei piccoli gioielli ancora confezionati nelle loro “culle a custodia” ma delle radio che hanno vissuto e che probabilmente hanno trasmesso tante emozioni ai loro precedenti proprietari. Purtroppo anche la musica, le partite di pallone e le cattive notizie trasmesse nel corso degli anni dai giornaleradio hanno lasciato qualche ruga anche sui volti “plasticosi” delle nostre radioline. Ritengo però sia giusto collezionarle così intervenendo, solo se effettivamente necessario, con restauri limitati.
E se un particolare manca … pazienza!
Nelle altre sezioni troverete le radio della mia collezione suddivise per codice.
Per ogni modello ho riportato le foto, dei riferimenti tecnici  e qualche commento personale. La scheda è completata dall’anno di produzione della radio e dal suo attuale valore di mercato. Quest’ultimo non è riferito ad un listino ufficiale ma l’ho semplicemente attribuito sulla base della mia conoscenza del mercato (il prezzo indicato è comunque riferito ad un modello funzionante e in discrete condizioni).
Buona visione, anzi, buona sintonia!

Sony 2R21
Sony 2R32
Sony 2R29
Sony 6R24
Sony TR610
Sony TR620
Sony TR630
Sony TR650
Sony TR714
Sony TR72
Sony TR817
Sony TR826
Sony TR86
Sony TRW621

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *